lunedì 14 dicembre 2020

Ilaria Dalle Luche Jones. "Mi fidanzo giovedì"

 


Intervista a ILARIA DALLE LUCHE JONES

Ilaria è bionda, solare, esplosiva, coinvolgente. 

Ci conosciamo da un po' di tempo, ma mi sembra di conoscerla da sempre, perché lei ti trascina dentro il suo mondo e ti coinvolge con le parole, il sorriso, lo sguardo.

E' un piacere ascoltarla durante le presentazioni dei suoi libri... peccato non poterlo fare ora, in tempi di Covid. 

Peccato davvero perché è uscito il suo ultimo libro, "Mi fidanzo giovedì", Porto Seguro Editore.

Noi, le sue lettrici, attendiamo di vederla presto in libreria, per farci affascinare dalle sue idee sul mondo femminile e maschile, sui rapporti d'amore, sugli incontri-scontri della vita di coppia, sul sentire delle donne... e tanto altro.

Intanto, ho pensato di rubarle qualche pensiero, facendo due chiacchiere tra amiche.

 

Ciao Ilaria. Se dovessi raccontarti, cosa potresti dire di te?

Non è facile raccontarsi. Io spesso lascio che lo facciano gli altri, perché colgono sfumature che a me sfuggono. Però posso dirti che mi ritengo una donna che  ha ancora voglia di scoprire un sacco di cose, che cerca di essere coraggiosa ma che ogni tanto si scopre fragile. E che sogna di innamorarsi perdutamente... follia! Però sognare fa bene al cuore.

 

Tu sei una donna piena di vita, esplosiva, coinvolgente e al contempo anche molto sensibile e riflessiva. E’ questo compendio di emozioni che ti porta a scrivere o c’è una motivazione segreta, più intima?

Ho sempre amato scrivere da quando ero piccola, era il mio angolo segreto dove potevo inventare tante storie diverse e avventure mirabolanti. E forse è ancora così. Dentro la scrittura creo le storie che desidero e decido anche il loro epilogo. Molte volte nella vita reale non si può, sarebbe meraviglioso ma altri fattori influenzano le situazioni. Nella scrittura decido io, ed è bellissimo.

 

Ci parli un po’ dei tuoi libri? C’è un tema ricorrente, un fil rouge che li lega?

Io cerco di raccontare la vita: l’amicizia, la famiglia e l’amore. Valori per me sacrosanti. Però mi diverte raccontare gli amori complicati, a senso unico, gli amori che spesso non arrivano da nessuna parte. E le emozioni che ne sono la conseguenza. In fondo Le storie felici si raccontano da sole.

 

Perché questo tuo concentrarti sul mondo femminile? Forse è un tuo viaggio interiore-esteriore?

Io amo il mondo femminile, è pieno di cose da raccontare. Quello maschile lo trovo più banale. E poi lo conosco meglio, riesco a interpretarne le emozioni.

 

E arriviamo all’ultima tua creatura “Mi fidanzo giovedì”, Porto Seguro Editore. In attesa di vederti nelle librerie, potresti parlarcene qui. Senza svelare troppo, ma svelando abbastanza…

 “Mi fidanzo giovedì” è un viaggio dentro un amore che fa male. Il libro inizia proprio con la fine di una storia e in parallelo le reazioni a questa fine che hanno i due protagonisti cioè gli ex fidanzati. Reazioni differenti che a volte fanno sorridere ma che sono emblematiche della diversità tra uomo e donna. E poi ci sono storie familiari, amiche e anche la malattia. Insomma un po’ di tutto ciò che si chiama vita. Ho sofferto quando lo stavo scrivendo, era un periodo difficile e credo di averci messo molto di me e qualcosa della mia famiglia.



Ciao Ilaria, grazie. Ci vediamo in libreria…




mercoledì 2 dicembre 2020

Noi due. Amiche vere, unite nella lotta antiviolenza

Siamo Angela e Barbara. 

Esattamente Angela Maria Fruzzetti (giornalista, poetessa, scrittrice) e Barbara Giorgi (la sottoscritta blogger, insegnante in una scuola privata). E siamo attiviste nella lotta contro la violenza di genere.

Tempo fa, dopo un percorso formativo (abbiamo attestato come operatrici antiviolenza) e operativo (non si contano gli eventi da noi organizzati per le piazze cittadine, nelle librerie, dentro i luoghi delle istituzioni della nostra città, Massa, in Toscana)... abbiamo deciso di creare qualcosa di "speciale" che si occupasse della lotta alla violenza sulle donne. E così è nata la RAM, Rete Antiviolenza Massa, gruppo virtuale Facebook ma anche gruppo operativo sul territorio, volto all'azione di sensibilizzazione per la lotta antiviolenza tramite la scrittura, l'arte figurativa e ogni espressione artistica.

In occasione del 25 novembre 2020, Giornata Internazionale per l'Eliminazione della violenza sulle donne, la nostra RAM ha promosso un Concorso di Poesia "EMOZIONI E DONNE AL TEMPO DEL COVID", rivolto alle sole donne sul tema della lotta antiviolenza. La poesia più meritevole è risultata essere "La lettera di Anna"  della poetessa Emanuela Lello. Altre poetesse sono state premiate con Attestati di Merito: Angela F. Artista, Benedetta Cardone, Marcella Cardone, Sara Chiara Strenta, Rita Cerimele, Gabriella Del Bianco, Fiorella Guadagni, Brunella Tornaboni.

A questa prima edizione, seguirà la seconda del 2021 per dare ancora voce alle donne sul tema della lotta alla violenza di genere.

Qui, l'articolo su LA NAZIONE di Massa (MS).





domenica 6 ottobre 2019

Grazia Marrapodi Lamma: Artista e Femminista




Oggi vi presento un'amica artista e attivista femminista: Grazia Marrapodi Lamma, nata a Borgosesia (VC), il 18 agosto 1962.
Si è sempre dedicata a due attività fondamentali, da una parte costante della sua vita è stato l’impegno sociale (Femminismo e Diritti Umani), dall’altra parte è sempre stata affascinata dall’Arte. In questo senso, quando ha sentito vigere in lei l’esigenza di rappresentare il proprio “Mondo”, ha deciso anche grazie all’aiuto e consiglio di alcuni amici di passare dal ruolo di spettatrice ad artista. Le sue opere, vogliono indicare il senso di un’esperienza che si misura con i grandi valori dell’Occidente e dell’Oriente: la Libertà, la Giustizia, la Verità, l’andare Oltre, le Discipline Esoteriche, le Lotte Femministe… In una parola il suo “Mondo”, vuole essere GIUSTO, EQUO E SOLIDALE. Ha partecipato a numerose collettive e due personali e contestualmente ricevuto numerose critiche e recensioni. Dall’astrattismo e dal simbolico ha preso molteplici spunti, ma la sua tecnica può essere definita anarchica, infatti Grazia Marrapodi Lamma utilizza gli stilemi delle varie scuole pittoriche, ma in un’ottica del tutto “personale”. Cosa si propone? Di interessare, suscitare pensieri differenti, fuori da canoni ed emozioni… E se Aristotele disse: “La Filosofia nasce dalla Meraviglia” , l’Arte nasce dalla Favola.














lunedì 21 gennaio 2019

MEMORIE DI ADELINA GUADAGNUCCI. Un libro di Angela Maria Fruzzetti




Venerdì 25 gennaio, dalle ore 8.30, presso l'Istituto Professionale di Stato "G. Minuto" di Marina di Massa, si terrà un evento dedicato alla MEMORIA.
Il testo educativo di discussione e confronto sarà il libro  "Memorie di Adelina Guadagnucci. La mia vita per l'istituto Pedroni" di Angela Maria Fruzzetti, giornalista, scrittrice, poetessa, attivista antiviolenza.
Adelina Guadagnucci è "ambasciatrice di Pace": un'insegnante elementare che diventò la "mamma" di quarantatre bambini orfani di guerra.

L'Evento è a cura di Associazione Eventi sul Frigido, Massa. 
Intervengono:
Imo Furfori, professore insegnante di scuola secondaria
Mirella Cocchi, Commissione P.O. Regione Toscana
Angela Maria Fruzzetti, autrice del libro "Memorie di Adelina Guadagnucci"
Barbara Giorgi, blogger
Marco Alberti, cantautore
Silvio Riccardi, Ricordo di Adelina Guadagnucci
Studenti del Consiglio d'Istituto G.Minuto


Di seguito una bellissima pagina del libro, contenente le "riflessioni" di Adelina Guadagnucci.

"Perché Adelina, giovane, bella, colta, ha scelto di fare da madre a quarantatre orfani di guerra?
Mia madre aveva trentadue anni quando rimase vedova, sola con sette orfani da crescere.
Avevo trentadue anni quando sola, ho deciso di diventare mamma di quarantatre bambini, orfani di guerra. Ecco la spiegazione!
Al  posto del Pedroni, oggi sorge un istituto per tossicodipendenti. Si chiama “La Crisalide”.
Oggi la guerra si combatte anche su altri  fronti. I tempi sono mutati, velocemente. Ma il Pedroni non è morto, ha messo le radici dentro il cuore e le memorie di quanti hanno trascorso in quel luogo alcuni anni della loro vita.
E io ci sono. Ci sono a fianco di quei bambini soli, eredi di una violenza difficile da estirpare. Ho voluto consegnare a quei ragazzi i miei sogni repressi, i valori di pace, di giustizia, di fraternità, di libertà,  beni preziosi custoditi dentro un bagaglio che mi trascinavo appresso come la mia ombra. E ho voluto  svuotarlo lì, tra le pareti di quella nuda caserma, sotto lo sguardo affamato di una  nidiata di piccoli che cercavano, spauriti, un po’ di  calore, un po’ d’amore. Ho reciso, come messaggera di pace, quel cordone ombelicale che li legava ad un mondo di odio e di sangue. Ho rinunciato alla mia vita per riscattare quel pugno di libertà che mi era stata negata, gettandone i semi nelle piaghe ancora vive di quelle innocenti vittime di una guerra crudele. Ma non voglio onori, né glorie.
Per me è stato tutto così naturale, così spontaneo. E’ stato come seguire un solco che qualcuno aveva già tracciato affinché lo riconoscessi!
Io, io  sono orfana! Come posso voltare le spalle a quei ragazzi?  La verità è  dietro una porta che sta lì, nell'ombra, in un angolo inesplorato della mia mente.
Ora so. So di essere stata capace di fare la madre a quei figli perché io, inconsciamente, ho  ritrovato lei,  mia madre, ricollegando quel filo che  aveva snodato e lasciato lì,  affinché  lo
riconoscessi e lo seguissi.
Non è stato tutto facile. Ma in quel momento ho riassaporato l’entusiasmo e la voglia di gridare la mia verità al mondo.
Grazie, madre mia, per l’inestimabile eredità che mi hai lasciato.
Ne è valsa la pena."


Da "Memorie di Adelina Guadagnucci. La mia vita per l'istituto Pedroni" di Angela Maria Fruzzetti.

martedì 6 novembre 2018

LA TAZZINA INCRINATA - racconto di Barbara Giorgi



Cos’è la solitudine? In fondo, potrebbe essere considerata come qualcosa di costruttivo, di formativo. Momenti di profonda conoscenza di sé. Possibilità di autoanalisi.
La solitudine come percorso di crescita. Qualcosa di metafisico. Di ascetico. Di…
Quante stupidaggini. Pensò Bianca. Quante stupidaggini per dire a se stessa che non ci sono alternative. Edulcorando il tutto, addolcendolo come quando si dà una medicina ai bambini, mascherandola ben bene.
Ma Bianca era stanca delle maschere. Maschere che aveva visto, vissuto, respirato, annusato tutta la vita.
Sospirava, per non piangere, davanti alla tazzina vuota, con il bordo sporco di caffè e quella piccola incrinatura che c’era sempre stata, fin dal momento dell’acquisto. Ma lei l’aveva comprata lo stesso, perché era una tazzina sola, senza piattino: una povera tazzina esposta sulla bancarella di un panciuto signore indiano che si dondolava incessantemente, toccandosi la barba.
“Compra compra, bella signora…” le aveva detto.
E lei gli aveva sorriso, fermandosi davanti alla bancarella coperta da un lenzuolo ricamato. Sopra c’erano tazzine da caffè, da tè, antichi narghilè, vassoi tondi in metallo intarsiato e altri rettangolari in legno di teak. E un susseguirsi incredibile di bigiotteria di ogni forma e colore possibile. Ma Bianca non amava i gioielli: preferiva le tazze da caffè e da tè.
La tazzina da caffè incrinata era in mezzo a una teiera di porcellana inglese e a un narghilè di peltro: evidentemente, era una povera tazzina senza importanza, messa a caso in un posto a caso.
“Capita spesso, nella vita, di essere persone messe a caso in posti a caso…” pensò Bianca.
E così, comprò quella tazzina incrinata, con due roselline dipinte. E anche quelle erano lì un po’ a caso: dipinte senza troppa cura, con petali che sembravano macchie rosa schizzate via da un pennello. Tutto un caso, insomma. O un caos.
L’incrinatura era la vera parte bella della tazzina, perché quella non era nata a caso: sicuramente qualcosa o qualcuno l’aveva provocata. Un’incrinatura della vita, voluta dalla vita.
Anche Bianca era incrinata. E non era un caso. Era il destino e il destino pianifica, sa, agisce.
Il destino aveva deciso che Bianca fosse come la tazzina di caffè, esposta tra la teiera inglese e il narghilè: una piccola cosa incrinata e sofferente tra persone più incombenti e forti.
Si era sposata a vent’anni, Bianca. E da allora aveva provato a vivere in mezzo alle teiere panciute e incombenti, ma non c’era riuscita.
“Tu devi fare sempre ciò che ti dico io!” le diceva il marito, ripetendo il suo mantra quotidiano “Se fai come dico io, non ci sono problemi. Se non mi rispetti, invece avrai problemi!”
Anche i suoi genitori non l’avevano trattata meglio: per loro, era sempre stata una sciocca ragazza, una fuori dalle righe, una che non avrebbe mai potuto combinare nulla di buono nella vita.
E amiche no, non poteva averne, perché “fanno perdere tempo in chiacchiere”.
Anno dopo anno, la sua vita si era consolidata in un ripetersi di azioni meccaniche, quasi inconsapevoli, dettate da altri. Cucinava, lavava, stirava. Questo era e questo doveva bastarle.
All’inizio del matrimonio,  si era permessa di dire un unico “no”: non voleva figli. Perché sentiva dentro di sé la necessità di crescere ancora, di trovare una strada tutta sua: c’era in lei quella bambina che ancora protestava e chiedeva attenzione.
Ma lo schiaffo del marito aveva troncato quel “no” sul nascere. Lei avrebbe dovuto partorire dei figli, volente o nolente.
“Le donne vengono al mondo solo per fare figli! Non te l’ha detto tua madre? Servite a quello e a nient’altro!” e il marito aveva enunciato la sentenza.
Bianca partorì il suo primo figlio maschio all’età di ventitré anni. Poi il secondo figlio maschio all’età di venticinque anni. E la femmina all’età di trenta.
“Ho cinquant’anni. Oggi compio cinquant’anni. Sono vecchia…” pensò Bianca guardano la sua tazzina incrinata.
Ormai, i tre figli vivevano tutti fuori casa. Il padre aveva acquistato tre monolocali, dicendo che avrebbero dovuto affrontare la vita da soli. Ma in realtà, chi affrontava davvero la vita da sola era la figlia, che lavorava come hostess in una compagnia di volo internazionale.
I due maschi invece erano impiegati alla contabilità, nell’azienda di famiglia. Un’azienda che produceva da cent’anni mobili in legno massello: ingombranti, pesanti, rifiniti all’eccesso, tirati a lucido con strati di coppale. La rappresentazione simbolica di suo marito e di quella famiglia di mobilieri. Tutti incollati al passato.
“Vattene… vai a vivere lontano da qui…” era il consiglio che lei aveva dato alla figlia “devi  costruire la tua vita altrove. Sii libera. Sii te stessa. Cerca la tua strada. Devi essere come un’aquila che vola libera, consapevole della vista acuta e della potenza del battito d’ali. Non farti mettere in gabbia. Mai.”
Bianca aveva sempre adorato il concetto di “libertà”.
“Che differenza c’è tra libertà e solitudine? Enorme. Mia figlia è libera, mentre io sono una donna sola. Ecco la differenza…” pensava Bianca, riflettendo sui suoi cinquant’anni “Vivere con un uomo che non ti ama è come vivere  con un fantasma. E’ come sentirsi morte dentro.”
Bianca, i suoi cinquant’anni e la tazzina incrinata. Una strana compagnia.
“Se potessi avere un regalo per il mio compleanno, un regalo dal destino, un regalo importante… vorrei che fosse una possibilità. Un cambiamento. Una vita nuova.”
Bianca sognava. Bianca scuoteva la testa.
Un andare e venire di pensieri: ricordi, rimpianti, scelte sbagliate, treni persi, anni sopravvissuti e non vissuti, momenti imperfetti di una vita imperfetta.
Rughe, crepe, crateri.
Bianca toccò con l’indice destro l’incrinatura della tazzina, seguendo pian piano quel percorso in rilievo.
“L’indiano diceva che l’incrinatura è segno di vita vissuta e sapienza, come le rughe. L’indiano la sapeva lunga. Avrebbe detto qualsiasi cosa per farmi comprare questa tazzina.”
Iniziò a piangere. E le lacrime quasi le facevano compagnia, scivolando giù calde. Calde come una carezza sul viso. Calde come un abbraccio. Calde come un sorso di caffè che ti risveglia.
Sentiva il percorso delle lacrime, dagli occhi fino al mento. Poi le osservava cadere lente sul tavolo. Silenziose, come tutte le lacrime del mondo.
“Il silenzio delle lacrime è un segno di rispetto per chi piange. Chi piange non vuole rumore intorno e le lacrime sanno ascoltare senza dare fastidio.”
Bianca, i suoi cinquant’anni, la tazzina incrinata. E le lacrime. Ora la strana compagnia aumentava.
Bianca era immobile su quella sedia, con la mente vuota e le gambe di piombo.
Osservava, in assenza di pensiero, tutto quello che aveva sotto gli occhi.
Tazzina, tavolo, sedie. Il lampadario. La finestra con i vetri appena puliti. Le pareti bianche, troppo bianche, talmente bianche da non meritare alcuna attenzione.
“Appendiamo un quadro…” aveva proposto più volte. Ma no, i quadri davano fastidio. Bastavano gli ingombranti e coppalati mobili dell’azienda di famiglia.
“I quadri non servono a niente. Stanno lì appesi senza uno scopo, un’utilità!”  Per suo marito, l’arte non aveva alcun motivo di esistere, come mille altre cose della vita.
Bianca tornò a guardare la tazzina e ricominciò a pensare.
“Dovrei farmi un caffè. Piove. Fa freddo. C’è il temporale da ore. Sì, mi faccio un caffè.”
Si asciugò le lacrime. Poi, allungò entrambe le mani e prese la tazzina.
Si alzò dalla sedia, ma non andò verso la macchina del caffè espresso.
Si avvicinò alla dispensa e prese della carta da forno: ne strappò un pezzo e avvolse con quello la sua tazzina incrinata.
Mise la tazzina in uno zaino, insieme ai suoi documenti, una maglia di lana e un pettine.
“Non mi serve altro!” disse a voce alta, come se avesse voluto comunicare con qualcuno. O con se stessa, in modo eclatante e perentorio.
Prese lo zaino, si infilò le scarpe e uscì di casa, sbattendo la porta con tutta la sua forza.
Ora Bianca era in strada  e respirava l’aria umida a pieni polmoni.
Pioveva ancora. Il temporale era finito, ma c’era qualche goccia leggera e silenziosa, come le lacrime.
Non vedeva più le pareti bianche: c’erano persone con cappelli e ombrelli colorati.
E un piccolo cane randagio che abbaiava al mondo. E due bambini che schizzavano acqua da una pozzanghera. E un semaforo rotto lampeggiante. E delle ragazzine che ridevano vicino alla vetrina del bar.
E poi. Poi c’era tutto quel cielo grigio, immensamente grigio, con ribelli e magnifiche strisce color arancio che promettevano qualcosa di buono.
Bianca strinse a sé lo zaino, in modo delicato e protettivo, pensando alla tazzina incrinata avvolta nella carta da forno.
Ricominciare a vivere con una tazzina, una maglia e un pettine era, probabilmente, la cosa più assurda del mondo. Una vita in uno zaino, senza sapere cosa fare e dove andare.
 “Capita spesso, nella vita, di essere persone messe a caso, in posti a caso…”
Ripensò a quella frase che aveva detto a se stessa, qualche anno prima. Forse, era arrivato il momento di un altro posto a caso: così, seguendo semplicemente l’istinto. L’importante era non sentire più il peso della solitudine interiore, il senso di soffocamento dentro una vita non voluta.
Quell’intenso color arancio ora stava prendendo spazio nel cielo e ogni cosa sulla terra assumeva una luce più calda e brillante.
 “Non sono più sola. Sono libera!” esclamò Bianca, sorridendo a un panciuto signore indiano, che passava di lì per caso.

Racconto di Barbara Giorgi, 2018, Copyright

giovedì 4 gennaio 2018

IL SALOTTO DEL BARGONI - Eventi di gennaio









Il "BARGONI" è uno storico locale di Marina di Massa (Toscana). Si trova in Piazza Betti, a pochi passi dallo splendido lungomare.
La titolare, sig.ra Dora Vitrani, ne cura ogni aspetto con attenzione, professionalità ed eleganza.
Il locale può vantare uno Staff competente e cortese, una cucina raffinata e di primissimo livello, una location luminosa e glamour.
Oltre all'attività di bar pasticceria e di lounge bar con aperitivi e buffet, il locale inizierà a breve un nuovo percorso: all'interno del suo Salotto, dotato di arredi consoni all'atmosfera, verranno ospitati EVENTI ARTISTICO-CULTURALI con Artiste ed Artisti di diversi ambiti (poesia, narrativa, arti figurative, musica).

Nel mese di gennaio 2018, il Salotto del Bargoni ospiterà i seguenti Eventi artistico-culturali (a cura di Barbara Giorgi), dalle ore 19:

Giovedì 11 gennaio - Caffè artistico letterario apuano.
Saranno presenti poetesse e poeti del rinomato gruppo culturale apuano, con un Reading a tema libero.
Gruppo promotore del Caffè artistico culturale apuano: Benedetta CiCardone, Stefano Carloni, Marina Marini Danzi, Angela Maria Fruzzetti
Artisti del Reading poetico:
Benedetta Cardone 
Marina Marina Danzi 
Stefano Carloni 
Stefano Rossi
Angela Maria Fruzzetti
Marco Alberti
Giorgio Parolini
Pietro Zaccagna
Egizia Malatesta
Gabriella Izzo
Giuliano Lazzarotti
Nico Menchini
Paolo Milani.
Presentazione a cura di Barbara Giorgi
Esposizione di dipinti di Marcella Cardone e di foto artistiche di Marina Marini Danzi.

Giovedì 18 gennaio - Angela Maria Fruzzetti
La giornalista, poetessa, scrittrice apuana presenterà i suoi libri, dedicati soprattutto alle donne.
Saranno trattati temi quali: il valore storico-sociale del cammino delle donne, la condivisione emotiva e la rete virtuale-reale tra donne, l'importanza della lotta antiviolenza e dell'affermazione della parità di genere.
L'autrice dialogherà con Barbara Giorgi (blogger e scrittrice) e Rossana Lazzini (giornalista).

Letture a cura di Laura Zaccagna.
Performances di Marco Alberti, poeta e cantautore.
Esposizione di dipinti di Mafalda Pegollo.

Giovedì 25 gennaio - Ilaria Dalle Luche Jones e Elena Cirillo.
La scrittrice Ilaria Dalle Luche Jones presenterà il suo ultimo libro "Cuori precari" (il terzo della serie di libri dedicati all'amicizia al femminile e alle complicazioni nelle relazioni amorose).
L'autrice dialogherà con Barbara Giorgi (blogger e scrittrice).
La serata prevede performances di Elena Cirillo (musicista e cantante professionista) e di alcune allieve della scuola di canto "Play the Voice", diretta dalla stessa Artista.
Elena Cirillo, violinista della band del grande Francesco De Gregori, presenterà dei suoi inediti.
Esposizione di dipinti di Sara Chiara Strenta (Mary Anne).

Al termine di ogni evento artistico-culturale si terrà un aperitivo che faciliterà la conoscenza delle artiste e degli artisti da parte del pubblico presente.

Costo aperitivo: 8 euro (buffet con una consumazione).



martedì 3 ottobre 2017

DOMENICO MONTEFORTE. TUSCANY LANDSCAPES




DOMENICO MONTEFORTE, i suoi paesaggi toscani, le sue tele dedicate all'opera lirica e alla letteratura viaggiano da tempo nei musei e nelle locations artistiche più prestigiose del mondo. 
L'Artista vive e lavora a Forte dei Marmi e le sue opere sono esposte presso la Galleria Lazzaro, via Pascoli 8 - Forte dei Marmi (Lucca). Dal 2005 tre opere di Monteforte di cm 80x120, fanno parte della collezione del Senato della Repubblica presso Palazzo Madama in Roma. Nel 2007 un’opera di Monteforte “L’albero della vita”, cm 80x60 è stato donato al Santo Padre, Papa Benedetto XVI durante un’udienza pubblica a Roma. Nell’ottobre del 2010 Domenico Monteforte ha ricevuto il premio “Torre di Castruccio” per le Arti. La motivazione è stata: “Per l’impegno e per la qualità nel mondo dell’Arte, e per essere un esempio per le nuove generazioni”. Il premio viene assegnato ogni anno ed è alla sua XVIII edizione sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Regione Toscana. Nel 2012 gli è stato assegnato un premio alla carriera dal Festival dei Due Mondi di Spoleto. Nell’Ottobre 2014 é stato in copertina della rivista ARTE IN.
Nell’ottobre 2015 Monteforte è stato invitato dall’università di Nanchino a trascorrere un mese in Cina, ha avuto a disposizione uno studio e ha realizzato una serie di opere presentate poi in mostre in diverse città cinesi tra cui: Nanjing, Shangai e Wuxi. A febbraio del 2016 Monteforte ha collocato, nella prestigiosa sede californiana del Teatro dell’ Opera di San Francisco, Stati Uniti, una grande tela di 6 x 3 metri, realizzata appositamente su commissione dell’ Opera House. Il dipinto rappresenta oltre sessanta cantanti, compositori e direttori d’orchestra di fama mondiale ed è diventato l’immagine “simbolo” del famoso teatro operistico. A  Dicembre 2016 é stato insignito del premio "Artista dell’anno" insieme ad altri importanti artisti italiani. Ha al suo attivo numerosissime mostre in Italia ed all'estero. Si sono interessati a lui i più importanti critici d’ arte italiani. Collabora ormai da molti anni con la Giorgio Mondadori Editore con la quale ha realizzato diverse monografie sul suo lavoro ed alcuni volumi dedicati al binomio arte e cucina, altra sua grande passione.






Il 21 settembre 2017,  Monteforte ha presentato a Montecatini Terme,  una grande tela dedicata all'opera lirica che adesso abbellisce il foyer del Teatro Verdi (presentazione contestuale al concerto "Oci Ciornie").


Ultimamente Monteforte è stato a Londra per esporre sue opere alla Galleria Pall Mall (presenti opere di diversi Artisti internazionali).


Tra i prossimi impegni dell'Artista: sabato 7 ottobre, inaugurazione della BIENNALE a Fortezza da Basso a Firenze (Monteforte sarà l'artista ospite di questa edizione); il pomeriggio alle 17 a Montecatini Terme al MOCA, Museo di Arte Contemporanea, si inaugura la mostra "SGUARDI DI VERSI, DA CATULLO A JOVANOTTI PASSANDO PER DANTE E GABER - L'EVOLUZIONE DELLA POESIA IN 20 SECOLI" (Monteforte è tra gli Artisti partecipanti all'evento).

E io, modestamente, sono onorata di essere amica di un grande Artista come Domenico Monteforte.